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sabato 7 luglio 2012

I Beatles e i Genesis in Canavese


Storia della musica beat & pop in Canavese dal 1962 al 1974

di Gianpiero Madonna
(Lampi di stampa, 2005)

Storia e microstoria. Nelle letture riguardanti la storia del rock siamo abituati a vedere lo scorrere di grandi ed epocali eventi, da Woodstock allo scioglimento dei Led Zeppelin, dal primo disco dei King Crimson alla morte di Freddie Mercury. Eppure all’ombra di queste date decisive, ci sono storie “private” che meritano di essere raccontate, fanno parte di uno scenario più grande di loro ma concorrono alla sua definizione. Come se fossero dei tasselli di un mosaico, tali vicende appartengono a persone “comuni”, che però con passione e slancio hanno vissuto momenti indelebili. E il bello è proprio nella corrispondenza di tutti questi ricordi individuali all’interno di una grande memoria collettiva del rock.

Cultore e ascoltatore mai domo, Gianpiero Madonna ha voluto raccontare la sua esperienza di appassionato di musica dal 1962 al 1974. Una narrazione relativa al vissuto di un giovane ed ingenuo ascoltatore di beat prima e rock poi, a cavallo tra “favolosi” anni ’60 e “formidabili” anni ’70. Tutto nella cornice geografica della provincia di Torino, in particolare l’area del Canavese, dove spopolava il famoso dancing “Le 2 Rotonde”, un locale storico nel quale passarono tanti gruppi, dai locali MG agli leggendari Genesis.

Il racconto di Madonna scorre veloce e avvincente, testimoniando che la storia del pop e rock in Italia è fatta anche – se non soprattutto – di racconti che vengono dal quotidiano, dal piccolo, dalla provincia, resi grandi da forti emozioni e indimenticabili ricordi.

www.lampidistampa.it 

domenica 27 maggio 2012

Gli ultimi giorni di Lennon


di Michelangelo Iossa
Infinito Edizioni, 2005


Vittima del rock o di Mark Chapman? Vittima dello star system che eleva il musicista rock a sacerdote di moderni riti pagani, mito intoccabile e irraggiungibile, da amare o da eliminare, o semplice obiettivo della follia omicida di un giovane? Se Lennon non fosse stato ucciso, sarebbe stato considerato lo stesso un "mito"? E questo Chapman, cosa si nasconde dietro il suo paranoico fanatismo? Interrogativi cruciali, decisivi, che animano la stesura di questo Gli ultimi giorni di Lennon, ottima pubblicazione di Michelangelo Iossa, giovane critico musicale napoletano, grande esperto di Beatles e dintorni.

Iossa dedica il suo studio alla carriera lennoniana successiva allo scioglimento dei Fab Four, individua i tratti salienti delle opere degli anni ’70 fino all’ultimo, convincente album Double Fantasy. John canta "è come ricominciare da capo" e trova la morte: l’omicidio da parte di Chapman, un attentato dai contorni oscuri, è ancora oggi poco chiaro, come dimostra lo studioso napoletano.
L’assassinio di Lennon nel dicembre del 1980 - proprio quando l’ex Beatle compone Life Begins At Forty, la vita comincia a 40 anni… - è uno di quei momenti simbolici, di quei "capolinea" che la storia del rock annovera come "pietre miliari", come tappe della sua ancor breve cronologia; come la morte di Demetrio Stratos per la fortunata stagione del rock italiano anni ’70, come il suicidio di Kurt Cobain per il nuovo rock degli anni ’90. 

Non è insensato affermare che la macchina del rock sia in qualche modo responsabile di questo omicidio, figlio di un meccanismo perverso la cui percezione spesso sfugge allo stesso artista; lucida l’affermazione di Roberto Vecchioni, riportata nel testo: "I fan ti amano, ti adorano, sei una parte di loro, la migliore, quella che vorrebbe aver successo. Un bel giorno, quando pensano che tu gli stia voltando le spalle, ti odiano" (pag. 88).

Donato Zoppo


venerdì 10 febbraio 2012

Dieci canzoni per te. Raccontare Lucio Battisti


Francesco Marchetti
Editrice Zona 2006


Lucio Battisti come i Beatles. Un paragone non azzardato come molti pensano, anzi riproposto molte volte per sottolineare l'importanza del musicista reatino, la sua lungimiranza, la sua seminale capacità di cogliere influssi e arie d'oltremanica, traducendoli in un linguaggio musicale nuovo per l'Italia. Un linguaggio musicale che in qualche modo ha anticipato - o semplicemente annusato - il progressive-rock in dischi come Amore e non amore (1971), o addirittura i nuovi movimenti della canzone d'autore in Anima latina (1974).

Francesco Marchetti si accorge di questa centralità battistiana, con uli i numerosi personaggi intervistati, da Riccardo Bertoncelli a Luca Carboni passando per Grignani e Brizzi: grazie a loro approfondisce tutti gli aspetti della "poetica" battistiana dagli esordi fino al termine della sua collaborazione con Mogol.
Lucio Battisti oltre i Beatles. Nel 1970 i Fab Four non erano più insieme ma il loro patrimonio era già spartito tra numerosi eredi (sarebbe meglio dire "legatari"...); Battisti era assolutamente in auge con i suoi primi due dischi ma qualche anno dopo, a partire dal 1982, con il controverso E già, Battisti è andato oltre. Torna di nuovo il paragone con il progressive-rock, e qui si fa più interessante l'analisi di Marchetti: i dischi del "secondo" Battisti, quello con il poeta Pasquale Panella, sono un vero e proprio esempio di "communication mix".

La tesi dell'autore è interessante: da Don Giovanni ('86) a Hegel ('94) Battisti ha confezionato cinque dischi, cinque tasselli di un mosaico complesso e affascinante - ostico per i più, seguito con un po' di perplessità anche dagli aficionados - che ha nella musica solo una parte. Arte grafica (le copertine disegnate dal musicista), opera concettuale (su temi come l'apparenza e su prospettive come una differente fruizione dell'ascoltatore), un lavoro sulla musica che parte dal testo scritto, la progressiva scarnificazione della melodia (punto forte dello stile battistiano) in favore di una visione che desse al ritmo (altro elemento decisivo) una dimensione ancor più incisiva. Un'operazione che ai più attenti non risulterà lontana dallo spirito più genuino del prog, quello di unire diversi linguaggi - non solo musicali - producendo lavori difficili nella classificazione ma entusiasmanti nel risultato.
Lo studio di Marchetti è talmente ampio da risultare anche un'ottima introduzione al complesso mondo battistiano, grazie alle sagaci indicazioni bibliografiche: un libro davvero consigliato.

Donato Zoppo

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