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mercoledì 17 settembre 2014

Crac Edizioni tra rock in italiano e folk metal

Sono un lettore appassionato e attento dei libri pubblicati da Crac Edizioni. Trovo che la piccola ma battagliera casa editrice anconetana meriti attenzione per la passione, l'accuratezza delle grafiche, la voglia di occuparsi di segmenti di nicchia o di nomi di culto senza per questo investire tutto sul sensazionalismo. Ci sono però alcuni titoli sui quali ho alcune riserve, due in particolare.

Il primo è Va pensiero. 30 anni di rock e metal in italiano. Basta dire che l'autore è Gianni Della Cioppa - ben coadiuvato da esperti come Walter Bastianel e Marco Priulla - per avere un'idea dell'approfondimento, della competenza e della passione profuse. Il concept di fondo è molto stimolante. Attenzione: non rock italiano - che potrebbe significare prodotto in Italia - ma rock cantato in italiano. Questo limita molto il raggio d'azione, ancor più ridotto poichè il periodo prescelto esclude gli anni '70 e parte dal decennio successivo: una scelta coraggiosa e condivisibile, visto che la gran parte delle trattazioni predilige l'epoca d'oro, quella del prog in particolare. La mia riserva riguarda però l'approccio: per quanto di piacevole lettura - con un tocco d'ironia che non guasta mai - il libro è sviluppato a mo' di enciclopedia, ovvero rock band con testi in italiano dalla A alla Z. Credo che tale modello sia superato e che un autore con la credibilità e la conoscenza di Gianni avrebbe potuto optare per un taglio storico molto più ampio e diacronico, potendo così sottoporre al lettore l'evoluzione temporale del linguaggio rock italiano. 

Di stampo completamente diverso Folk Metal. Dalle origini al Ragnarok di Fabrizio Giosuè. Ciò che balza subito all'occhio è la incontenibile passione dell'autore, personalità piuttosto conosciuta e apprezzata nel settore: ben venga uno slancio del genere, a patto che sia tenuto a freno laddove è necessario iniziare il lettore a un ambiente particolarmente suggestivo e ricco di connessioni extra musicali. Quando l'autore - nella parte iniziale che ha una funzione definitoria del fenomeno folk metal - afferma a pag. 11 che "folk è l'insieme principale" e tra i suoi sottoinsiemi c'è "il folk stesso", la confusione è dietro l'angolo (ed è meglio non addentrarsi nelle vie impervie degli insiemi tra il teorema di Cantor e l'antinomia di Russell...). Giosuè resta legato a questo assunto di partenza quando presenta ogni band, catalogandola come folk, pagan o viking (e rispettivi sottogeneri tra black, epic e così via). Al netto di tale annotazione, il libro scorre in modo gradevole, rafforzato dalla cura per il dettaglio dell'autore, che ripercorre con dovizia le vicende delle formazioni folk metal, dai grandi Skyclad alla scoperta - almeno per chi scrive - degli Otyg, passando per gli italiani FolkStone.

www.edizionicrac.blogspot.com

D.Z.

martedì 16 settembre 2014

Donne e rock, cartoline e icone: le immagini di Angelo Fuschetto e Fausto Gilberti

Un professore sannita a riposo, erudito, storico locale e collezionista. Un disegnatore bresciano quarantenne, ammalato inguaribile di rock, che trascorre le notti tra china e vinile. Cosa possono avere in comune Angelo Fuschetto e Fausto Gilberti? Nulla. Assolutamente nulla. Eppure i due testi che segnaliamo alla vostra attenzione hanno nella centralità dell'immagine e nell'attenzione al valore simbolico della stessa un trait d'union molto forte.

Donne in stile Liberty. Le cartoline che disegnarono un'epoca (Auxiliatrix) è un testo prezioso concentrato su una delle sezioni più intriganti che Fuschetto possiede nel suo personale archivio-museo. Una promenade - più che un'esposizione, una sequenza - tra cartoline provenienti dal fronte (15-18) caratterizzate dalla centralità della figura femminile. Missive provenienti da zone di guerra, è vero, ma il succo dell'operazione va oltre la retorica bellica: far risaltare la bellezza, l'attenzione al dettaglio, la perfezione del vestiario, dei lineamenti femminili, la gentilezza sofisticata e altera delle pose, insomma il trionfo della Belle Époque e dell'Art Nouveau. Peccato che l'autore abbia riportato solo immagini e brevi didascalie: poter vedere il retro, non solo per l'affrancatura d'epoca ma anche per le dediche e i pensieri (in barba alla privacy di 100 anni fa...), avrebbe dato completezza e una curiosità in più.

Non si risparmia invece Gilberti: Rockstars (Corraini) è un viaggio in lungo e in largo tra le principali icone del rock dagli anni '60 ad oggi. Uso volutamente il termine "icone" perchè Gilberti - disegnatore dal tratto surreale, visionario e talvolta grottesco - punta proprio sulla dimensione simbolica, oserei dire sacrale (non così fuori luogo visto l'affetto del popolo rock verso le liturgie...), delle grandi personalità rock. Non è un ritrattista in senso stretto, può avvicinarsi a un caricaturista, ma in realtà coglie gli elementi salienti di Led Zeppelin e Miles Davis, Cure e Arcade Fire, David Sylvian e Kasabian, connotando il tutto di linee essenziali e soprattutto di profonda ironia. Il mito di Re Elvis e tutto il resto è nulla, gli ampli dei Can come colonne di cattedrali, i Joy Division sperduti in un campo innevato, il Johnny Cash statuario e imponente di American Recordings le tavole più struggenti di questa originalissima esperienza in bianco e nero.

D.Z.

mercoledì 20 agosto 2014

Matteo Guarnaccia: 'Sciamani. Istruzioni per l'uso' (Shake Edizioni)

Tempo, volontà, consapevolezza. Provate a tracciare le differenze tra le pratiche iniziatiche tradizionali e il folleggiante mondo della psichedelia giovanile dagli anni '60 ad oggi, e troverete nelle tre paroline iniziali una possibile chiave di lettura. L'esoterismo ci insegna che per giungere ad altri stati di coscienza, per saggiare nuovi livelli dell'essere, è necessario un lungo, complesso e accidentato percorso, riservato a pochi e meritevoli, con occhi nuovi e disponibilità esperienziali messe alla prova. La sfavillante epopea psichedelica arriva agli stessi risultati con il volo magico dell'acido, con lo strumento lisergico che guida accelerando il grande drop out: René Guenon sarebbe inorridito, ma la disinvolta politica gnostica di Timothy Leary ha sintetizzato bene la tensione di una generazione, quella del "we want the world and we want it now", vogliosa di conoscenza e liberazione ora, tutta, subito. Matteo Guarnaccia ha saputo muoversi egregiamente a metà del guado, raccontando con ironia, con vena dissacrante e iconoclasta e con l'ausilio della sua visionaria arte grafica, i rapporti tra questi due fenomeni, così vicini e complementari ma così lontani negli strumenti.

"Sciamani. Istruzioni per l'uso" (Shake Edizioni) è probabilmente il suo testo più completo nell'immaginare un percorso comune e unitario - non più parallelo - tra lo studio tradizionale e i grandi manifesti psichedelici, tra Mircea Eliade e Jack Kerouac, tra Elemire Zolla e Re Nudo. Stavolta si va indietro, più lontano dei festival giovanili degli anni '70, ancora più lontano delle mode underground che infiammarono l'Europa nel dopoguerra: Guarnaccia si avvicina alle riflessioni del suo "Almanacco della pace" o dello stesso "Neopaganesimo" e soprattutto ai protagonisti sotterranei dell'antica relazione tra cielo e terra, esserei cosmici che sfidano la forza di gravità, dialogano con gli spiriti e parlano con le voci del mondo da provetti psicoaviatori. Gli sciamani.

Usando una chiave "pop", che va dalle istruzioni per l'uso del titolo alla deliziosa "hit parade sciamanica" (che comprende brani, film, luoghi, strumenti e modalità di reclutamento), Guarnaccia rende piacevole e immediata la lettura, avvalendosi ovviamente della sua inconfondibile traccia visiva (con tanto di illustrazioni e gallerie sciamaniche in cui tuffarsi senza rete). Ciò che più colpisce del testo è la disinvolta - ma non improvvisata nè priva di fondamenta - capacità di accostare ai vari Jodorowski e Castaneda personalità imprevedibili come Picasso e Artaud, Claudio Rocchi e Wile Coyote, leggendo lo sciamano non più come una figura isolata ed elitaria, ma come figura speciale in mezzo agli uomini, come chiunque di noi - novello Bagatto - sappia volare ubriaco di altitudini. Soffiando amore supremo, nascendo e rinascendo.

www.shake.it

D.Z.

domenica 27 luglio 2014

Lunga vita al metallo italiano: tre libri Crac su Skanners, The Black e Vanadium


Lunga vita al metallo italiano. A differenza del progressive anni '70, nato e cresciuto in pompa magna grazie a un contesto storico e sociale più favorevole all'ingresso del rock d'oltremanica (ma anche all'unicità di formazioni inimitabili come PFM, Banco, Area, Orme, Osanna etc.), l'heavy metal tricolore ha avuto maggiori difficoltà di affermazione, non ha goduto di ampi spazi mediatici, ha sofferto il progressivo decadimento dell'industria discografica, e naturalmente si è scontrato con una cultura musicale nazionale poco disposta alle sonorità più aggressive e taglienti dell'hard. Questa riflessione accomuna tre testi pubblicati da Crac Edizioni, casa editrice indipendente anconetana che, insieme alla milanese Tsunami, sta costruendo un catalogo ad hoc, dedicato proprio alle varie declinazioni del metallo italiano, con un occhio di riguardo all'apparato iconografico. Skanners, The Black e Vanadium i tre nomi in questione, per tre testi "ufficiali" che, se letti insieme, forniscono una panoramica molto interessante ed esauriente sullo stato di salute del rock duro in Italia tra anni '80 e '90.

Indubbiamente il nome di punta sono i Vanadium, raccontati da Luca Fassina in Vanadium. La biografia ufficiale. L'autore però sceglie di farsi da parte, di restare dietro le quinte, per mettere in prima fila una nutrita messe di testimonianze inedite: quelle dei membri della band, dei roadies, degli addetti ai lavori che nel corso degli anni hanno incrociato la loro attività con quella del blasonato gruppo milanese, autentica istituzione del rock italiano anni '80. Ed è proprio Milano la protagonista del libro: luogo di incontro e di scontro tra Pino Scotto e colleghi, città che non ha sofferto in maniera drammatica l'arrivo del riflusso musicale provando invece a garantire una sorta di continuità, come dimostra il trait d'union tra i punk rockers Kaos Rock e i Vanadium, ovvero il Centro Sociale Santa Marta

The Black e Skanners si sono mossi invece in ambienti di provincia, rispettivamente Pescosansonesco (PE) e Oltrirasco (BZ): eppure, caratteristica frequente nella storia del rock italiano, proprio le località fuori dai giri ufficiali hanno stimolato i musicisti a dare il meglio e ad affrancarsi dal provincialismo. Il doom guru abruzzese e gli alfieri denim & leather altoatesini ("i Saxon italiani"!) hanno potuto sviluppare la propria direzione e raggiungere risultati importanti proprio grazie a tale contesto: ovviamente non hanno ottenuto la visibilità dei Vanadium ma ancora oggi sono ricordati per la cifra stilistica e le peculiarità. Una personalità artistica come Mario "The Black" Di Donato rende il libro su di lui estremamente stimolante: il rapporto tra pittura, religiosità arcaica e dark rock lo rende un unicum nel panorama nazionale. Quella degli Skanners invece è una vicenda prettamente musicale: non a caso è allegato al libro un DVD che rafforza il percorso di memoria a loro dedicato.


D.Z.

martedì 25 marzo 2014

Metà oscure e cuori pedoni: due libri su Pink Floyd e Van Der Graaf

Metà oscure e cuori pedoni. E al centro, il dramma dell'identità. Pur facendo parte della medesima temperie sonora e culturale, quella della prima metà degli anni '70, è difficile accostare e considerare simili o affini due album come The Dark Side Of the Moon e Pawn Hearts. Lussureggiante, diretto e patinato il primo, aspro, doloroso e visionario il secondo. Eppure un elemento in comune c'è: l'indagine e l'introspezione sull'essere umano. Due libri approfondiscono questa componente.

Il primo è The Dark Side Of The Moon. Viaggio nell'identità dei Pink Floyd (Aereostella) di Marco Bracci. L'autore toscano - che abbiamo apprezzato tempo fa per Da Modugno a X Factor - parte da un osservatorio privilegiato: sociologo della comunicazione (ma anche appassionato cultore di classic rock), Bracci guarda a Waters e soci in una fase speciale di ridefinizione della propria identità di gruppo, in pratica dall'uscita di Syd Barrett. Egli dunque ripercorre il tragitto che porta i PF dalle sperimentazioni psichedeliche dei primi anni '70 al sontuoso concept del 1973, analizzando compiutamente premesse e conseguenze del celebre plot sull'alienazione. Bracci si muove intorno alla metà oscura, considerata il punto di snodo e la chiave di volta di un'intera carriera, sia dal punto di vista strettamente musicale che concettuale: un saggio originale, che chiarifica alcune posizioni anche ideologiche che il Waters maturo approfondirà.

La solitudine, i demoni interiori, i conflitti nelle profondità dell'animo, la desolata e tragica condizione umana. Se Waters affronta tali tematiche ponendo l'accento sulle difficoltà di comunicazione, sulle nevrosi contemporanee, Peter Hammill ha dalla sua uno slancio poetico e un impeto catartico unici nel loro genere. Solo un conoscitore attento e scrupoloso come Paolo Carnelli poteva addentrarsi nel making of di Pawn Hearts, capolavoro del Generatore annata 1971. Van Der Graaf Generator - Pawn Hearts. Storia immagini parole musica (Open art) è un saggio esauriente che narra la genesi dell'opera all'indomani del Six Bob Tour con Genesis e Lindisfarne: l'ispirazione hammilliana, l'esperienza stregata della registrazione nel Sussex, il rapporto con Robert Fripp, la straordinaria ed enigmatica copertina di Paul Whitehead e soprattutto il valore epocale di un disco difficile ma amatissimo. E cruciale per la costruzione identitaria dei VDGG.

D.Z.

venerdì 14 marzo 2014

Four Books In The Ground: quattro libri sul prog italiano...

FOUR BOOKS IN THE GROUND
...quattro nuovi libri tra progressive italiano e dintorni...

La macchina editoriale sul progressive-rock - e in particolare sul microcosmo italiano - non conosce battute d'arresto negli ultimi tempi. Quattro testi hanno catturato la nostra attenzione poichè insieme, con diversi approcci e differenti tematiche, rappresentano un ampio e singolare punto di vista sulla stagione "aurea" del rock nostrano. Due di questi hanno un taglio generalista che si rivelerà utile per i neofiti, in particolare il nuovissimo I 100 migliori dischi del progressive italiano (Tsunami Edizioni) di Mox Cristadoro. 


Benchè sia il classico libro-compilazione, che seleziona i 100 migliori album dalla A alla Z, è un contributo interessante: in primis è una sorta di esperimento della casa editrice Tsunami, particolarmente attenta al mondo del metal, in secundis un ottimo contributo da un autore molto noto come speaker radiofonico e batterista. Cristadoro è stato una voce storica di RockFM e attualmente colonna di Linea Rock: attento osservatore di culture rock, l'autore offre il suo punto di vista sul prog classico individuando e commentando i "suoi" 100 dischi. La letteratura sul prog indubbiamente non ha più bisogno di testi strutturati in questo modo, a meno che l'autore non proponga una lettura diversa: Mox infatti si muove tra il saggio e il romanzo-mémoire, mette in campo le sue conoscenze da collezionista ed esprime pareri talora eclatanti (il Biglietto per l'Inferno autore "probabilmente del miglior album rock mai pubblicato in Italia"). Gli lp selezionati sono gli evergreen, con qualche sorpresa positiva (ad es. l'ampio spazio dei Goblin, la giusta collocazione degli Osanna) e negativa (solo due lp per il Banco, l'inserimento di Verità nascoste delle Orme stride dinanzi all'assenza di Uomo di pezza). Testo consigliato a chi si sta avvicinando alla materia ma anche ai cultori che si nutrono di pareri difformi, di valutazioni nuove e non polverose.


La classificazione analitica alla Mox è solo una parte di Il libro del prog italiano, classico volume della collana bertoncelliana Bizarre di Giunti: titolo importante e "definitivo", corredo iconografico accattivante, tre autori per tre linee di pensiero differenti. La parte più debole del testo è proprio quella finale, redatta da Michele Neri: "Maggiori e minori", ovvero la rassegna di tutti i gruppi del prog italiano, disco per disco con pallini d'ordinanza. Anche qui vale quanto espresso per Cristadoro: Neri è probabilmente il più competente e preparato esperto discografico italiano (il suo straordinario lavoro su Lucio Battisti parla chiaro) e i suoi pareri sono sempre motivati e ragionati, ma il suo contributo sconta l'inserimento in un libro che si propone con uno spirito diverso. Nello specifico i suoi colleghi, John N. Martin per la prima parte ("Evoluzione della specie) e Sandro Neri per la seconda ("Lambro e i suoi fratelli), si soffermano su due aspetti cruciali per la comprensione del nostro prog, ovvero il legame con la politica e la contestazione, e la dimensione collettiva dei concerti e festival

Martin opta per una narrazione che non mai ha trovato il giusto spazio nella letteratura sul prog italiano: partendo dall'assunto che il prog è fenomeno sociale figlio dell'onda lunga del '68, egli sviluppa il proprio intervento - anno per anno dal 1967 - individuando i punti di connessione tra controcultura e musica, tra il patrimonio dell'Orda d'oro ("l'ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale" cara a Balestrini e Moroni) e la fioritura del nuovo rock tricolore. E' un campo nel quale egli si muove con passione e competenza, tanto da rivelarsi molto utile nella lettura sulla fine del prog: la "fine dell'ideologia della festa" e la frammentazione del movimento contribuirono al riflusso e alla scomparsa di un fervore artistico senza eguali. Neri si inserisce in questo ampio scenario raccontando le piccole e grandi Woodstock nostrane: dalla calda notte zeppeliniana al Vigorelli al Parco Lambro, il giornalista illustra dinamiche e connessioni di una stagione che, ancor prima che discografica, è stata giovanile, liberatoria, creativa.


In questo filone è ancora più prezioso il nuovo libro scritto da un inedito duo: Franz Di Cioccio e Francesco Schianchi con Libro Lambro. I festival giovanili (Aereostella). Balza subito all'attenzione del lettore la scelta (felice e intrigante) del dialogo: il batterista della PFM, attento conoscitore del mondo del rock italiano, e l'intellettuale creativo, organizzatore del Parco Lambro, hanno optato per una lunga e fluida conversazione, con le idee-forza della creatività, della liberazione da "lacci e lacciuoli" borghesi, della ricerca di un'autonomia culturale dai modelli angloamericani anche nel modulo del rock festival. Inevitabilmente celebrativo ma senza trionfalismi, Libro Lambro ripercorre una storia irripetibile perchè figlia di ambizioni e idealità tipiche di un'epoca: nuove soggettività politiche, nuove espressioni musicali, il progressive come colonna sonora della contestazione e come allegoria di una tensione nuova fatta di sogno e prassi, di immaginazione e nuove egemonie. Piacevole e per certi versi sorprendente.


Dal generale al particolare, dalla storia del nostro rock alla biografia di uno dei suoi protagonisti: Aldo Tagliapietra. Dopo la separazione dalle Orme, il suo fondatore sta vivendo una rinnovata giovinezza artistica, che trova in Le mie verità nascoste (Arcana) una sorta di grande riepilogo e di momento di snodo e riflessione. Raccolte dai giornalisti Omero Pesenti e Gianpaolo Saccomano, con la figlia Gloria Tagliapietra, le memorie di Aldo rievocano un passato antico, quello di una Venezia e di una Murano lontanissime e scomparse all'indomani della rivoluzione rock 'n' roll. Aldo ripercorre la sua infanzia, certi gesti dettati da remote ritualità, la scoperta della musica e la grande avventura delle Orme, fino ad oggi: se da una parte questo libro rivela tanti aneddoti relativi al gruppo (la sua fondazione, il celebre "quadernetto" con le canzoni scritte da Aldo, l'esperienza in studio, i concerti e i rapporti con l'estero, la recente rottura con Michi), dall'altra è l'occasione per conoscere gli spazi privati dell'artista (famiglia, figli, l'India, le speranze attuali).

D.Z.

venerdì 27 dicembre 2013

Alessandra Izzo: 'Frank e il resto del mondo' (Armando Curcio Editore)

Alla fine del 1992 Adrian Belew sognò Frank Zappa: dopo avergli mandato un fax per raccontargli di questo singolare sogno, il maestro gli telefonò per ringraziarlo, dicendogli che era stato molto"dolce". Ancora oggi Belew racconta dello stupore per aver sentito quella parola da un personaggio difficile e complesso, un satiro provocatore, un decano dello sberleffo e un simbolo di integrità artistica. 

Dolcezza è la parola chiave di Frank e il resto del mondo, il nuovo libro di Alessandra Izzo. Giornalista, press agent e poliedrica autrice, la Izzo realizza un dolcissimo un atto d'amore dedicando alla figura di Zappa - esattamente a vent'anni dalla sua scomparsa, 4 dicembre 1993 - un florilegio di interviste. Frank e il resto del mondo è un titolo emblematico: da una parte l'artista, unico, inimitato e ricco di contraddizioni, dall'altra parte il mondo di collaboratori, estimatori e amici interpellati per ottenere aneddoti, ricordi, riflessioni. 

Musicisti di prim'ordine come Ed Mann, Bunk Gardner e Ike Willis, illustri testimoni nostrani come Claudio Trotta, Fabio Treves e Massimo Bassoli, figure borderline come il medusologo Ferdinando Boero e l'attore Rutger Hauer: tutti accomunati dall'aver percorso insieme a Frank un segmento della sua vita. Inevitabile l'effetto agiografico ma l'obiettivo dell'autrice, ovvero focalizzare la personalità zappiana attraverso il ricordo di chi lo conosceva bene, è raggiunto: emerge così un compositore ironico ma sulla difensiva con chiunque, generoso fino all'eccesso eppure oculato nella gestione economica, profondamente devoto alla musica ma anche al suo ego. 

www.armandocurcioeditore.it

D.Z.

venerdì 8 novembre 2013

Peter Hammill. Fogwalking - Tutti i testi 1971-1980 (Ph-VDGG Study Group)

Peter Hammill poeta rock. Affermazione pacifica, ma proviamo a guardarla da un altro punto di vista: non più quello consueto del musicista rock anomalo per la profondità, le congiunzioni letterarie e filosofiche, l'impatto emotivo, ma quello dell'autore che affida al rock - e alla singolarità dell'esperienza progressive - un testo di elevata dignità poetica. Talmente elevata da reggere in pieno la separazione dalla musica, da godere di piena autonomia. 

Peter Hammill. Fogwalking - Tutti i testi 1971-1980 ribadisce quanto affermato nelle varie pubblicazioni dedicate a Bob Dylan, Leonard Cohen, Van Morrison e - per arrivare ad ambienti più vicini a Hammill - anche Pete Sinfield: in alcuni casi la dignità poetica dei testi è tale da poter sostenere una lettura indipendente dal contesto musicale nel quale sono nati. Prendiamo Chameleon in the Shadow Of The Night (1973), In Camera (1974) oppure Over (1977): le riflessioni esistenziali, la qualità e la verticalità degli interrogativi, l'esistenza di spazi testuali che coinvolgono l'ascoltatore (e il lettore...) non tanto perchè risuonano corde profonde ma soprattutto perchè ne stimolano la partecipazione attiva, peculiarità che hanno reso la penna hammilliana unica nel suo genere.

Questo nuovo libro coordinato da Luca Fiaccavento ed Emilio Maestri - colonne del Gruppo di studio dedicato a Van Der Graaf e Hammill - segue la precedente operazione dedicata ai testi del Generatore e si sofferma sulla prima fase dell'attività hammilliana: dal debutto in proprio di Fool's Mate (1971) al disco-crocevia A Black Box (1980), ultimo atto di un decennio di grande impegno e di progressiva ridefinizione della propria poetica. Come accade per ogni atto di traduzione, gli autori offrono la loro interpretazione: il più possibile fedele allo spirito originale, tanto da utilizzare preziose chiose hammilliane che si rivelano decisive, anche quando lasciano aperte più possibilità ermeneutiche. 

Rispetto ai testi per il Generatore, quelli solisti rivelano un Hammill lacerato di fronte ai propri abissi interiori, oppure un poeta vate di fronte ai grandi cambiamenti del decennio: allegorie, critica e memorie di particolare complessità. Un vero e proprio camminare nella nebbia.


D.Z.

sabato 2 novembre 2013

Luca Pollini: 'Musica leggera Anni di piombo' (No Reply)

“I nostri non sono dischi, sono progetti politici”. La celebre affermazione di Demetrio Stratos, manifesto programmatico dell’esperienza Area usato a mo’ di esergo per il nuovo libro di Luca Pollini, è il fil rouge di uno dei decenni più controversi e dibattuti della nostra storia. Agli anni ’70 e alla musica ribelle della turbolenta decade l’autore dedica il suo contributo per la collana Velvet: in poche pagine Pollini fornisce le coordinate per comprendere intenzioni, obiettivi, modalità espressive e orizzonti culturali di chi all’epoca suonava tra molotov, acidi, bandiere e ciclostile. 

Esperto di costume e attento osservatore delle realtà giovanili, Pollini parte da lontano, dalla penetrazione di stilemi e tensioni dylaniane nell’opera dei primi cantautori e dall’avvento del movimento beat nella Milano perbenista e borghese dei primi anni ’60. La parte del leone è tuttavia riservata all’onda lunga del ’68: i protagonisti (gruppi, formazioni politiche, riviste, radio libere), le canzoni più rappresentative, la stagione dei grandi festival, fino all’epilogo simbolico dei polli e della violenza del Parco Lambro annata 1976. 

Più che un saggio analitico, Musica leggera è una sorta di compendio, un manuale introduttivo per neofiti che fornisce le indicazioni di base: non mancano gli errori (ad es. l’accusa di Joe Vescovi dei Trip agli organizzatori che avrebbero truccato il festival non avviene nel 1974 a Roma ma nel 1971 a Viareggio) ma la lettura è piacevole.


d.z.

martedì 29 ottobre 2013

Massimo Cotto: 'Pleased To Meet You. Spigolature Pop' (Vololibero Edizioni)

Irresistibile Pleased To Meet You. Le "spigolature pop" di Massimo Cotto sono un piacevole e coinvolgente amarcord, un osservatorio personale e professionale - talvolta privato e affettuosamente nostalgico - direttamente da un'altra epoca e da un altro mondo. Quello di una stampa rock rampante ma appassionata, periferica come quella italiana ma disposta a girare il mondo a caccia di rockstar mostrando il volto nostrano del professionismo, non sempre così gossipparo e provinciale come lo si dipinge.

Nata dall'obiettivo di comprare con i proventi delle vendite un defibrillatore per il Teatro Alfieri della sua Asti, la nuova fatica di Cotto conquista per la semplicità del progetto: un florilegio di interviste ridotte ad aneddoti, una sequenza di flash che riportano ai suoi incontri con Miles Davis, Jackson Browne, Fabrizio De Andrè, Iggy Pop, Nanda Pivano, Eric Clapton e centinaia di altri divi. Cotto ha vissuto in prima fila i tempi d'oro del nostro giornalismo musicale: corrispondente di quotidiani nazionali, columnist di riviste specializzate, direttore di testata, amatissima voce radiofonica e biografo rock, egli è un testimone più che attendibile di un modo quasi scomparso di fare giornalismo. Per quanto Pleased To Meet You sia la versione più friccicarella della raccolta di interviste Everybody's Talking (pubblicata da Aliberti nel 2007), è un gradevole spaccato dell'umanità - varia, anomala e frastornante - che popola il mondo del rock.

Tra un Nick Cave in preda al vomito, un Robert Plant incantevole affabulatore, un Leonard Cohen dal passo felpato e la casa luminosa e un Lou Reed scontroso ma dal cuore tenero, Cotto ci offre il ritratto di un'epoca che volge al tramonto.


D.Z.

sabato 26 ottobre 2013

Franco Mussida: 'La Musica Ignorata' (Skira Editore)

Quando ai tempi di Supernatural il redivivo Carlos Santana sosteneva che la sua musica migliorava l'ascoltatore modificandone la struttura molecolare tutti giù a ridere, in primis la stampa che lo sfotteva come fricchettone impenitente. Quando è stato Robert Fripp ad affermare la stessa cosa, con termini diversi ma uguali nella sostanza, tutti intimoriti perchè se parla Fripp c'è di sicuro del vero. Ma quanti musicisti hanno realmente approfondito il rapporto tra il mondo delle note e il microcosmo interiore che riceve e assimila melodie, armonie e ritmi? Franco Mussida è uno di questi e il suo libro La Musica Ignorata è la dimostrazione di quanto le mani, la mente e il cuore di un compositore possano essere canale di energia, veicolo di mutamenti profondi.

Il libro del chitarrista della PFM nasce come catalogo della sua recente mostra Stazioni d'ascolto con vista sulla musica ma trascende questa funzione per presentarsi come diario di bordo di un lungo viaggio intrapreso decenni fa con la Premiata e che prosegue tuttora in numerose forme, ultima delle quali - meno nota ma altrettanto meritevole di attenzione - quella di scultore. Che cosa rappresentano queste padelle dorate che Mussida ha esposto a San Marino fino allo scorso settembre? La musica ignorata è una guida, anzi una sorta di "legenda" alla creazione di queste sculture che hanno un profondo valore simbolico: la padella, per quanto prosaica e domestica, è luogo di mutazione alchemica, il manico è il mezzo di contatto tra artefice e ingredienti, la terracotta è il materiale antico e familiare, i simboli incisi rappresentano la chiave di lettura dell'intera operazione, ovvero gli intervalli.

Come già esposto negli atti del convegno Dopo i Beatles, Mussida dà notevole importanza all'intervallo tra le note come architrave per la composizione e sottolinea quanto i tredici intervalli siano dotati di una straordinaria potenza, dall'inquietudine dell'intervallo di seconda alla forza creatrice della sesta. La musica è "ignorata" perchè ne percepiamo consapevolmente solo una parte, e l'autore si sofferma su quella nascosta e inudibile, eterea e inafferrabile ma portatrice di mutazioni sensibili. La triade suono-vibrazione-emozione e il valore gnostico degli intervalli materializzati nelle padelle toccano speciali stati di coscienza e trovano dimostrazione negli esperimenti didattici e conoscitivi che Franco ha sviluppato nella realtà carceraria.

Chi è abituato ad ascoltare Mussida come uomo di rock d'arte e d'immaginazione troverà qui un antroposofo completo e un musicista olistico.


D.z.

domenica 10 febbraio 2013

Enrico Merlin: '1000 dischi per un secolo'; Paolo Tosi: 'Contatto'

Quando Enrico Merlin mi disse "Tanto quelli come noi non sono altro che dei folli, dei maniaci!", mi fu chiara una cosa importante. La componente "maniacale" spesso è scambiata per ossessione e non per qualcosa di affine alla ricerca di completezza, di esaustività, di universalità. Per realizzare un'opera monumentale come 1000 dischi per un secolo. 1900-2000 (Il Saggiatore) era necessaria una buona dose di sana follia, di quelle che rovesci la medaglia e trovi minuzioso raziocinio e profonda preparazione. Un secolo raccontato in mille opere, il Novecento vivisezionato in un migliaio di dischi. Musica registrata "mai sentita prima", così l'autore individua il discrimine delle sue scelte: la creatività, l'impatto e l'influenza diventano la bussola per orientarsi in una lunga e appassionata compilazione che fortunatamente rifiuta le logiche di tutti quei libri dedicati ai 100, 500 o 1000 dischi più "belli" o più venduti. In prefazione Merlin prova a inquadrare alcuni principi cardine delle logiche novecentesche (al trittico melodia/armonia/ritmo si affiancano espressività, timbro e dinamica) e a motivare con fermezza il rifiuto di "caselle" e collocazioni in generi. Ecco che, in una corposa sequela di capolavori, sfilano Bartòk e i Beatles, Janacek e i Pink Floyd, Satie e Charlie Parker: non un magma indifferenziato ma un susseguirsi di schede che analizzano con precisione il valoro e il ruolo di tante opere. La popular music spadroneggia, non mancano le sorprese ma anche qualche forzatura (tanto per restare in Italia: siamo sicuri del Perigeo di Azimut e del debutto dei Napoli Centrale?). Merlin è di mentalità aperta e orecchio disinvolto, tanto da ritrovare il meglio del tardo Novecento anche in nomi come Cannibal Corpse e Chemical Brothers accanto a Loren Mazzacane Connors e Kletka Red. Eccellente.

http://www.ilsaggiatore.it

Piccola appendice per chi in musica cerca sollievo, diversivi, spensieratezza. Completamente diverso - ma non per questo privo di senso e direzione - l'approccio di Paolo Tosi: si presenta come "ascoltatore professionale di musica" e già questo basta per capire che l'attitudine maniacale va a braccetto con quella di Merlin, ma con qualche differenza. Contatto. Percorsi attraverso la musica di un ascoltatore più o meno indipendente (Edizioni Draw Up) è un diario di viaggio lungo una vita e largo quanto una casa piena di dischi: memorie sonore, aneddoti personali che scorrono appoggiati a una torrenziale colonna sonora. Tosi racconta la sua vita di appassionato di buona musica - ancora una volta, ma con occhio e orecchio diversi, un inno alla rottura dei generi - giocando con i ricordi: Contatto diventa un romanzo universale perchè chiunque potrà riconoscersi nei passaggi dalle prime canzoni tirate giù fermando i solchi del vinile alla grande dispersione digitale degli ultimi anni. Come scrive Ernesto Assante nell'introduzione, si tratta di "gente strana, che ama vivere con la colonna sonora sempre accesa".

http://www.edizionidrawup.it

D.Z.

sabato 26 gennaio 2013

Max Marchini: 'Greg Lake. Word Sculptures'

"Sculture di parole". Pensando all'epopea del rock progressivo, vengono in mente le imponenti sculture sonore create nel corso di quasi mezzo secolo di rock d'arte: colpi e ceselli di scalpello che hanno dato vita a un monumento ricco di sfumature, nuances e policromie. Merito anche dei testi. Considerati talvolta dei meri orpelli o delle aggiunte ex post rispetto alla prevalenza del dato strumentale, sono stati affidati a grandi voci, a eccelsi interpreti: pensiamo a Peter Gabriel, Jon Anderson, Peter Hammill, a loro modo Robert Wyatt e Richard Sinclair, e ovviamente Greg Lake.

Mr. Lake è tornato in Italia lo scorso dicembre per un breve tour solista, quel Songs of a lifetime che ha suscitato notevole interesse per la formula o­ne man-show e che ha fatto riconquistare al vocalist inglese degli spazi considerevoli. Proprio in occasione del suo tour, e in attesa di un'autobiografia annunciata da tempo, Max Marchini - firma storica di Rockerilla e amico intimo di Greg - ha pubblicato questo Word Sculptures: un biglietto da visita per i pochi che non conoscono o che hanno dimenticato la storia di Lake, un approfondimento tra aneddoti e immagini per chi ama la sua vicenda e ha partecipato al tour solista.

La formula è avvincente: ricordi, episodi, riflessioni e considerazioni artistiche e umane tra foto inedite e testi. Greg Lake si racconta (in inglese) dall'infanzia all'ultima reunion con Emerson e Lake per lo High Voltage Festival del 2010, inquadrando il suo ruolo nei King Crimson prima e negli ELP dopo, e riflettendo sulla sua carriera solista ma anche sulle differenze tra industria discografica ieri e oggi. Godibile anche se poco incentrato sull'aspetto musicale e più sull'aneddotica o su vicende private, Word Sculptures si muove nel solco di un'interessante riflessione: Lake è uno dei simboli del prog, eppure la sua voce e in generale il suo ruolo e i suoi interessi sono molto legati alla forma-canzone (non a caso ricorda con orgoglio che Lucky Man fu il primo pezzo da lui composto), alla quale non ha mai abdicato.

Un testo molto piacevole, da affiancare all'autobiografia di Emerson pubblicata qualche anno fa da Stampa Alternativa, per cogliere affinità e divergenze tra due colossi della storia del rock.

http://www.greglake.com

D.Z.

mercoledì 23 gennaio 2013

Le canzoni di George Harrison


Commento e traduzione dei testi 
Michelangelo Iossa

Pensieri e parole / Editori Riuniti, 2006



Com'è affascinante la figura di George Harrison. Una figura anomala eppure magistrale, di riferimento, imprescindibile. Interessante perchè, benchè schiacciata da personalità forti come Lennon e Mc Cartney, ha saputo sviluppare con costanza un songwriting eccellente. Ci riescono in pochi: non è un caso che suoi pezzi come Something, While My Guitar Gently Weeps e Here Comes The Sun siano considerati tra i più belli ed ispirati dello straordinario canzoniere beatlesiano. E nella loro semplicità, nel trasporto melodico, nell'essenziale ma efficace e riconoscibile stile chitarristico, sono diventate un modello.
Una figura anomala perchè è riuscita a disfarsi dalle barriere dell'ego, attraversando in primis una fase "lisergica", dedito com'era all'assunzione di LSD, per diventare poi un uomo attento al pensiero mistico, in particolare indiano. Una buona fetta del rock anni '70 (Santana, Jon Anderson, Mc Laughlin etc.) ne seguirà la scia, addentrandosi nella spiritualità orientale, modellando su questa anche la propria musica. Harrison è stato anche alfiere del primo grande concerto di beneficenza (per il Bangladesh) e di grandi collaborazioni, come Eric Clapton, Bob Dylan e Jeff Lynne: tutti fenomeni divenuti delle mode nel corso degli anni. Non dimentichiamo poi la sua influenza sulle ricerche sonore che alimenteranno buona parte del movimento prog: i due lp Wonderwall Music (1968) e Electronic Sound (1969) sono tra le prime esperienze di sperimentazione elettronica proveniente da musicisti di area pop-rock.
Solo un esperto in materia beatlesiana come Michelagelo Iossa (che per la stessa collana ha già curato Le canzoni dei Beatles) poteva raccontare la storia di Harrison attraverso le sue canzoni: lo ha fatto con competenza, passione, ludicità, trasporto. Traducendo i testi ma individuando le caratteristiche peculiari di questo grande artista: il carattere mite ma anche ironico, gli interessi culturali, i temi come l'amore e la vita, narrati sempre con sincerità.

Donato Zoppo

A love story in blue


Jo Gelbard
2006



Quanto conta la vita privata nell'opera di un artista? Sicuramente molto, basti pensare a Jimi Hendrix e Jim Morrison oppure, per restare in territori più vicini all'ascoltatore prog, a Phil Collins (grande fonte di ispirazione le sue separazioni...) o Peter Hammill. Discorso particolarissimo quello di Miles Davis, in modo specifico negli anni '80: un periodo assai critico per il grande trombettista, all'epoca tornato in auge dopo anni di decadenza fisica e musicale. Uomo affascinante, magnetico e tenebroso, Miles ebbe un rapporto intenso con le donne, e una di queste fu decisiva nella fase conclusiva della sua lunga e articolata carriera. Si tratta di Jo Gelbard, autrice di questo breve - ma davvero sentito - libretto, dedicato al suo incontro con il grande.
 A love story in blue è stato pubblicato per celebrare l'80esimo anniversario della nascita di Miles: un modo assai singolare visto che Jo, pittrice e compagna del divo, gli fu vicino innanzitutto come maestra di pittura. Le poche pagine da lei firmate, alternate con foto e grafica davvero deliziose, ci mostrano un uomo tormentato, afflitto da problemi di salute ma anche da un'ansia artistica che cominciò a tradursi nella pittura. Erano gli anni di Tutu e Aura, due lp che in diversi modi fotografavano le tempeste davisiane, sia umane che musicali. Miles scompare nel 1991, dopo alcuni anni di questa storia d'amore fatta di clandestinità, tensioni, colori, slanci e paure. Ma soprattutto, dall'incondizionata ammirazione che Jo aveva per il suo uomo. 
Un libretto per appassionati, ma scritto con il cuore.

Donato Zoppo

http://www.alovestoryinblue.com 

Altre Storie - Compagnia dell'anello


Musiche e testi della Trilogia 
Compagnia Dell'Anello, 2006



Memoria: se si dovesse condensare in una sola parola l'attività della Compagnia dell'Anello negli ultimi anni, non potrebbe essere che questa. La nascita dell'associazione culturale omonima, le ristampe su cd dei tre lavori (debitamente accorpati in una Trilogia), qualche concerto mirato proprio per non disperdere un ricordo, ora un imperdibile libro antologico. Altre Storie non è semplicemente una raccolta di testi e spartiti: è uno scrigno di memorie, un bilancio di anni di lotte contro l'oblio, la discriminazione, l'omologazione, un insieme di saggi e interventi di esperti, amici, ammiratori e non. 
Un gruppo di giornalisti, scrittori e critici musicali ha contribuito alla stesura di questo elegante e suggestivo volume: tra i fumetti dedicati alle canzoni più rappresentative e le foto del gruppo, trovano ampio spazio riflessioni, prospettive, approfondimenti, legati dalla comune appartenenza all'area della Destra "antagonista" di fine anni '70 e inizio anni '80. Tutto concorre a focalizzare con precisione e giustizia l'attività di un gruppo che non è solo una singolare formazione musicale del nostro progressive storico: la CDA è uno spirito, una idea, una proposta, un canzoniere di alto valore, troppo spesso snobbato per motivi ideologici. Chi scrive - di spirito anarchico, e lontano dalle terrene beghe del potere - ha contribuito con una breve retrospettiva sul gruppo, apprezzandone la coerenza, i temi colti ed esoterici (da Tolkien alla letteratura "tradizionale") che si intrecciano a riflessioni introspettive sulla militanza, in particolare la musica, a cavallo tra folk-rock, sonorità progressive e ricerca acustica.
Altre Storie è un grazioso compendio, una sentita antologia, ma soprattutto un meritato traguardo per un gruppo longevo e valoroso, dallo spirito ancora oggi puro, sempre in lotta contro l'oblio. Un baratro contro il quale la CDA combatte da sempre: ci auguriamo che la prossima battaglia si svolga sul campo proprio della Compagnia, quello musicale, con un nuovo disco del quale, sinceramente, avvertiamo la mancanza.

http://www.compagniadellanello.net 

Dreamers and Dissenters e Barbonia City: due nuove uscite Vololibero

I gggiovani. Mi raccomando, abbondate pure con le g. Nel linguaggio della politica, soprattutto nelle campagne elettorali che sparano prosperità, benessere, lavoro e sicurezza, i gggiovani (che brivido quando viene preposto l'aggettivo "nostri"...) sono argomento gettonatissimo. Peccato che la classe dirigente abbia abdicato alla gioventù già nel fiore dell'adolescenza, a differenza di una personalità poliedrica come Matteo Guarnaccia. L'artista psichedelico milanese è tra i maggiori conoscitori internazionali di culture giovanili, insieme alla ricercatrice Giulia Pivetta ha confezionato questo frizzante Dreamers & Dissenters, una travolgente sequenza di tavole che illustrano le mode giovanili degli anni '60. Provos, beat, hippie trailers e mods vanno a braccetto con skinheads, modaioli di Carnaby St., go-go girls e guardie rosse, in una girandola di abiti, capigliature, simboli e riferimenti storici. Una mostra tascabile più che un libro, un simpatico - ma sensato e messo a fuoco - itinerario di luoghi esteriori ed interiori che rievocano i tempi gloriosi dei nostri genitori.

Focalizzata l'attenzione sui primi beat in Italia, in questo secondo libretto la Vololibero dà spazio a una testimonianza formidabile, quella di Walter Pagliero. "Io c'ero" può gridarlo forte il giornalista e attore milanese: classe 1936, dopo aver abbandonato la Bocconi e frequentato il Piccolo Teatro con Strehler, Pagliero si trasferisce a Roma, conosce prima il cinema poi il giornalismo e scopre il mondo dei pionieri di una cultura alternativa in Italia. Quella di Mondo Beat. Anarchia, zazzere, fughe, odori, campagna, sacchi a pelo, ciclostile e inchiostro, liberazioni individuali e collettive: la Milano beat di metà anni '60, innocente ma contestata dalla borghesia, è un fiorire di ingenue ma coraggiose iniziative, raccontate in Barbonia City con partecipazione e foto inedite. Da buttare giù tutto d'un fiato.

http://www.vololiberoedizioni.it

D.Z.

mercoledì 2 gennaio 2013

Emanuele Kraushaar: 'Maria De Filippi'; Rosetta Bertini: 'Il dio delle donne'

Solitamente nelle recensioni collettive inseriamo libri che hanno un denominatore comune, che trattano lo stesso argomento da diversi punti di vista. Per questo primo commento del 2013 ci piace scompaginare, sparigliare una sana abitudine, unire due proposte diametralmente opposte anche per far risaltare le rispettive differenze.

Conosciamo bene Emanuele Kraushaar, e se non avete mai letto nulla dello scrittore romano il suo sito diventa eloquente: spazio bianco, poca materia, qualche punto, linee spezzate qua e là. Lo stesso approccio minimalista anima la sua scrittura, fatta di racconti brevi - anzi di più - che arrivano al dunque ancor prima di cominciare, trionfo dell'in medias res. Maria De Filippi (Alet Edizioni) è un colpo di genio che solo Kraushaar poteva realizzare: raccontare la fauna di Uomini e donne che si aggira negli studi Mediaset, passarne alla berlina sogni, ambizioni, allucinazioni, muscoli e tacchi. Una surreale (ma ne siamo proprio sicuri?) carrellata di personaggi fagocitati dal regno dei tronisti, da Vasco a "quella della banana", da Rino di Decimomannu a Ubaldo. Una fiera delle vanità che fotografa in pieno la malata esplosione di ego degli ultimi anni.
http://www.emanuelekraushaar.it

Completamente diverso Il dio delle donne. L'eresia di Don Geloso (Impressioni Grafiche), primo romanzo di Rosetta Bertini. L'autrice reggiana, piemontese d'adozione, si è confrontata con il linguaggio teatrale e approda alla narrativa con un testo decisamente in linea con il taglio di Impressioni Grafiche. Ambientazione piemontese, soggetto oscillante tra affresco storico-sociale e vicence private, un tema scottante ieri come oggi, quello della critica al clero proprio all'interno del sistema religioso. Seconda metà dell'800, nel piccolo centro di Ricaldone (AL) il nuovo parroco Don Geloso non nasconde - anzi radicalizza - la propria visione progressista, creando proseliti e divisioni. Un romanzo semplice e appassionato, lontano dalla scrittura "aristocratica" di Garrone e da quella colta e rarefatta di Arata.
http://www.impressionigrafiche.it

D.Z.

domenica 21 ottobre 2012

Il Maggio di Fabrizio De André e La commedia dei cantautori italiani

Brunetto Salvarani, autore insieme ad altri ospiti dei commenti che arricchiscono questo libro, lo scrive senza mezzi termini: su De André è stato scritto, saccheggiato e serializzato di tutto. Fanno la differenza, tuttavia, saggi e contributi che intervengono per puntualizzare, porre nuovi punti di vista, sollevare interrogativi e contestualmente a suggerire risposte: l'opera deandriana è vasta e stimola indagini, soprattutto un album come Storia di un impiegato, tanto amato ma mai sottoposto ad analisi.

Se ne occupa una "strana" ma azzeccata coppia: Odoardo Semellini, da cultore di cantautori e fumetti, è attento alle storie, agli autori, agli sviluppi; Claudio Sassi, collezionista extraordinarie, ha l'archivio giusto per focalizzare tempi, modi e luoghi. I due si avventurano nel disco "politico" di Faber: aiutati dai contributi di personalità come Mario Capanna e dalle testimonianze di tutti i musicisti coinvolti (da Nicola Piovani al fonico Sergio Marcotulli), fanno "sistema" e presentano la temperie culturale nella quale nacque il disco e la vicenda umana dell'autore, allungandosi anche ai tributi postumi all'Impiegato. Anarchia, sguardi individuali e collettivi, l'onda lunga del 68 italiano, il sogno di uno schedato, l'attualità di un disco. Tanti spunti in un testo valido, versatile e scorrevole, che chiarisce molte zone d'ombra sul Faber del 1973.

http://www.aereostella.it


Che Faber sia in paradiso ne siamo certi tutti. Che appaia nell'ultimo canto - il XXXIII - della Divina Commedia, con San Bernardo che prega la Vergine, in pochi se l'aspettavano. Punta all'originalità La commedia dei cantautori italiani, il nuovo libro di Guido Michelone. Il saggista torinese stupisce e cattura per la novità del progetto: non un testo "scientifico" sui cantautori ma un viaggio immaginario vissuto dal suo alter ego Lazslo Kovacs, novello Dante, tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, abitati - ma guarda un po'... - da 99 cantautori italiani.
Un modo originale e fantasioso di raccontare mezzo secolo di canzone italiana, partendo dall'Inferno dove soffrono coloro che vissero senza "opere di fama degne" (e stupisce la presenza di Baglioni, Vasco, Baccini, ma non di Max Pezzali...), attraversando l'incertezza e la "medietas" del Purgatorio (da Battiato a Branduardi passando per Ivan Graziani) fino alla paradisiaca perfezione con le grandi figure "senatoriali" della nostra canzone. L'approccio non è così sconclusionato come potrebbe sembrare: che rilevanza ha avuto la canzone d'autore nella storia del costume italiano? Evidentemente elevata, proprio come l'influenza di tanti cantautori e le numerose domande che il pubblico ha posto agli stessi nel corso degli anni. Tutto ciò entra nelle assegnazioni di luoghi e gironi dell'aldilà: Michelone ci ragiona con stralunata ironia, poetando con fare sornione e ironico, e pazienza se tra figure minori come Carlotta e Debora Petrina non troviamo un Sergio Caputo o un Mario Castelnuovo. Gustoso.

http://www.effequ.it

D.Z.

venerdì 12 ottobre 2012

Fabio Zuffanti: 'O casta musica' (Vololibero Edizioni)

E lasciami sfogare! Perchè è tutto un affare di sfoghi, piccole indignazioni private che diventano pubbliche lamentele. L'Avvelenata di Guccini, Dov'è Dov'è di Baglioni, invettive contro l'industria discografica come Have a cigar dei Pink Floyd o il grande fuck off ai giornalisti dei Guns n' Roses di Get in the ring. Fabio Zuffanti non è da meno ma, fedele al suo concetto di "arte per l'arte", non affida a un brano bensì a un libro il suo personale j'accuse contro la "malamusica" italiana.

L'antefatto è noto. Nel gennaio del 2011 il compositore genovese scrisse una lettera contro le caste, le corporazioni e le parrocchie che dominano il nostro panorama musicale: un piccolo "caso" amplificato da adesioni e diffusioni nei social networks, che hanno dato maggior sicurezza al nostro, stimolandolo all'avventura editoriale. O casta musica è un approfondimento di alcuni temi affrontati in quella lettera: il ruolo della televisione e dei talent, il potere di alcuni network e l'influenza sui gusti del pubblico, il panorama "indie" e più in generale il senso del fare musica oggi in Italia. Insomma un vero e proprio "pamphlet ribelle" che intende sollevare l'attenzione sulla casta musicale

Zuffanti è chiaro nelle sue intenzioni e più di una volta non fa mistero dell'ingenuità del testo. Ingenuo perchè nato "di pancia", da uno sfogo, da una serie di domande legittime e comprensibili per un musicista di talento, di qualità, con un ruolo cruciale per la rinascita di certo rock d'arte non solo in Italia ma anche all'estero. Insomma Zuffanti non è un quivis de populo ma un artista con una rilevante storia personale, che si interroga sul senso di fare musica in un paese mai affrancatosi dal corporativismo. Ecco perchè le domande non sono ingenue (una domanda non è mai tale quando nasce da una sincera curiosità), anzi Zuffanti dà voce a tanti interrogativi che sicuramente molti appassionati di musica si saranno posti, uno su tutti: ma perchè tanto spazio per Brunori SAS-Colapesce-Luci centrale elettrica-Amor Fou-I Cani e amenità varie? E soprattutto: cosa hanno da dire costoro? E' solo questione di potenza degli uffici stampa o c'è altro dietro? 

A Zuffanti si può perdonare una scrittura spesso imperfetta, ma non l'assenza di una presa di posizione forte, come ad esempio ha fatto Bill Bruford nella sua autobiografia: un sociologo o un giornalista scafato avrebbero saputo intercettare meglio certi meccanismi e comprendere le domande che l'ascoltatore medio pone oggi alla musica. Fabio invece resta un po' in superficie: lo dimostra la parte più intrigante del saggio, ovvero quella delle interviste agli "addetti ai lavori", dove alle domande intelligenti seguono risposte precise e per niente anodine. A Zuffanti va comunque il merito - e non è poco - di aver sollevato l'attenzione su un malcostume che, anche nel campo dello spettacolo, conferma quanto sia alieno al nostro paese il concetto di meritocrazia.

http://ocastamusica.wordpress.com/

D.Z.
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