Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

domenica 27 luglio 2014

Lunga vita al metallo italiano: tre libri Crac su Skanners, The Black e Vanadium


Lunga vita al metallo italiano. A differenza del progressive anni '70, nato e cresciuto in pompa magna grazie a un contesto storico e sociale più favorevole all'ingresso del rock d'oltremanica (ma anche all'unicità di formazioni inimitabili come PFM, Banco, Area, Orme, Osanna etc.), l'heavy metal tricolore ha avuto maggiori difficoltà di affermazione, non ha goduto di ampi spazi mediatici, ha sofferto il progressivo decadimento dell'industria discografica, e naturalmente si è scontrato con una cultura musicale nazionale poco disposta alle sonorità più aggressive e taglienti dell'hard. Questa riflessione accomuna tre testi pubblicati da Crac Edizioni, casa editrice indipendente anconetana che, insieme alla milanese Tsunami, sta costruendo un catalogo ad hoc, dedicato proprio alle varie declinazioni del metallo italiano, con un occhio di riguardo all'apparato iconografico. Skanners, The Black e Vanadium i tre nomi in questione, per tre testi "ufficiali" che, se letti insieme, forniscono una panoramica molto interessante ed esauriente sullo stato di salute del rock duro in Italia tra anni '80 e '90.

Indubbiamente il nome di punta sono i Vanadium, raccontati da Luca Fassina in Vanadium. La biografia ufficiale. L'autore però sceglie di farsi da parte, di restare dietro le quinte, per mettere in prima fila una nutrita messe di testimonianze inedite: quelle dei membri della band, dei roadies, degli addetti ai lavori che nel corso degli anni hanno incrociato la loro attività con quella del blasonato gruppo milanese, autentica istituzione del rock italiano anni '80. Ed è proprio Milano la protagonista del libro: luogo di incontro e di scontro tra Pino Scotto e colleghi, città che non ha sofferto in maniera drammatica l'arrivo del riflusso musicale provando invece a garantire una sorta di continuità, come dimostra il trait d'union tra i punk rockers Kaos Rock e i Vanadium, ovvero il Centro Sociale Santa Marta

The Black e Skanners si sono mossi invece in ambienti di provincia, rispettivamente Pescosansonesco (PE) e Oltrirasco (BZ): eppure, caratteristica frequente nella storia del rock italiano, proprio le località fuori dai giri ufficiali hanno stimolato i musicisti a dare il meglio e ad affrancarsi dal provincialismo. Il doom guru abruzzese e gli alfieri denim & leather altoatesini ("i Saxon italiani"!) hanno potuto sviluppare la propria direzione e raggiungere risultati importanti proprio grazie a tale contesto: ovviamente non hanno ottenuto la visibilità dei Vanadium ma ancora oggi sono ricordati per la cifra stilistica e le peculiarità. Una personalità artistica come Mario "The Black" Di Donato rende il libro su di lui estremamente stimolante: il rapporto tra pittura, religiosità arcaica e dark rock lo rende un unicum nel panorama nazionale. Quella degli Skanners invece è una vicenda prettamente musicale: non a caso è allegato al libro un DVD che rafforza il percorso di memoria a loro dedicato.


D.Z.

sabato 2 novembre 2013

Luca Pollini: 'Musica leggera Anni di piombo' (No Reply)

“I nostri non sono dischi, sono progetti politici”. La celebre affermazione di Demetrio Stratos, manifesto programmatico dell’esperienza Area usato a mo’ di esergo per il nuovo libro di Luca Pollini, è il fil rouge di uno dei decenni più controversi e dibattuti della nostra storia. Agli anni ’70 e alla musica ribelle della turbolenta decade l’autore dedica il suo contributo per la collana Velvet: in poche pagine Pollini fornisce le coordinate per comprendere intenzioni, obiettivi, modalità espressive e orizzonti culturali di chi all’epoca suonava tra molotov, acidi, bandiere e ciclostile. 

Esperto di costume e attento osservatore delle realtà giovanili, Pollini parte da lontano, dalla penetrazione di stilemi e tensioni dylaniane nell’opera dei primi cantautori e dall’avvento del movimento beat nella Milano perbenista e borghese dei primi anni ’60. La parte del leone è tuttavia riservata all’onda lunga del ’68: i protagonisti (gruppi, formazioni politiche, riviste, radio libere), le canzoni più rappresentative, la stagione dei grandi festival, fino all’epilogo simbolico dei polli e della violenza del Parco Lambro annata 1976. 

Più che un saggio analitico, Musica leggera è una sorta di compendio, un manuale introduttivo per neofiti che fornisce le indicazioni di base: non mancano gli errori (ad es. l’accusa di Joe Vescovi dei Trip agli organizzatori che avrebbero truccato il festival non avviene nel 1974 a Roma ma nel 1971 a Viareggio) ma la lettura è piacevole.


d.z.

mercoledì 23 gennaio 2013

Dreamers and Dissenters e Barbonia City: due nuove uscite Vololibero

I gggiovani. Mi raccomando, abbondate pure con le g. Nel linguaggio della politica, soprattutto nelle campagne elettorali che sparano prosperità, benessere, lavoro e sicurezza, i gggiovani (che brivido quando viene preposto l'aggettivo "nostri"...) sono argomento gettonatissimo. Peccato che la classe dirigente abbia abdicato alla gioventù già nel fiore dell'adolescenza, a differenza di una personalità poliedrica come Matteo Guarnaccia. L'artista psichedelico milanese è tra i maggiori conoscitori internazionali di culture giovanili, insieme alla ricercatrice Giulia Pivetta ha confezionato questo frizzante Dreamers & Dissenters, una travolgente sequenza di tavole che illustrano le mode giovanili degli anni '60. Provos, beat, hippie trailers e mods vanno a braccetto con skinheads, modaioli di Carnaby St., go-go girls e guardie rosse, in una girandola di abiti, capigliature, simboli e riferimenti storici. Una mostra tascabile più che un libro, un simpatico - ma sensato e messo a fuoco - itinerario di luoghi esteriori ed interiori che rievocano i tempi gloriosi dei nostri genitori.

Focalizzata l'attenzione sui primi beat in Italia, in questo secondo libretto la Vololibero dà spazio a una testimonianza formidabile, quella di Walter Pagliero. "Io c'ero" può gridarlo forte il giornalista e attore milanese: classe 1936, dopo aver abbandonato la Bocconi e frequentato il Piccolo Teatro con Strehler, Pagliero si trasferisce a Roma, conosce prima il cinema poi il giornalismo e scopre il mondo dei pionieri di una cultura alternativa in Italia. Quella di Mondo Beat. Anarchia, zazzere, fughe, odori, campagna, sacchi a pelo, ciclostile e inchiostro, liberazioni individuali e collettive: la Milano beat di metà anni '60, innocente ma contestata dalla borghesia, è un fiorire di ingenue ma coraggiose iniziative, raccontate in Barbonia City con partecipazione e foto inedite. Da buttare giù tutto d'un fiato.

http://www.vololiberoedizioni.it

D.Z.

domenica 9 settembre 2012

La favola pitagorica


di Giorgio Manganelli
Adelphi Edizioni, 2006


Girovagare a Firenze con i primi tepori primaverili è un piacere raro. Firenze è una città affascinante per il grado quasi insopportabile di forme armoniche e, allo stesso tempo brutale per il quantitativo di turisti in batteria.
Detesto i turisti e dove ci sono loro io giro altrove, e in una di queste mie fughe non troppo distante dal celebre Caffè Paszkowski in Piazza della Repubblica fuggo nella nutrita libreria Edison, complice del mio incontro con Giorgio Manganelli e del suo La favola pitagorica. Una raccolta di articoli sul viaggio in alcune città italiane che apparvero su varie testate fra il 1971 e il 1989, con un saggio di Andrea Cortellessa Geometria e sopravvivenza
Come mio solito apro e leggo le prime righe: "Ogni viaggio è il più bel viaggio del mondo. Non fanno il viaggio né la lunghezza né la durata, né le così dette meraviglie, i capolavori che ci può accadere di vedere. Il viaggio è fatto in primo luogo da se stesso". Cosa mi doveva capitare, un libro sul viaggio - Firenze inclusa - nel solco di quella tradizione che comprende quella letteratura che scopre e svela un'Italia che non ho conosciuto, ma di cui ho nostaligia. Quell'Italia che traspare nella genuinità di Mario Soldati e nella posatezza di Guido Piovene
L'Emilia con una cattedrale che parla, il lager delle squisitezze di Firenze, la divertente e dubbia esistenza di Ascoli Piceno, il secolare  Abruzzo e il pitagorico meridione - da Baia a Pozzuoli, da Torre Annunziata a Crotone fino ad Elea, a Melfi e Sibari.
La favola pitagorica non ci sono manie da turista, ma una osservazione del mondo intelligente e meravigliata, dove la conoscenza dell'altro da sé diventa materia di riflessione piena, e il piacere della scrittura confeziona un altrettanto piacere, il mio.
Giorgio Manganelli ascolta il luogo dando la voce alla terra, interrogandone le porzioni oscure e connettendo linee immaginarie ed emozioni a quelle del lettore. Al nostro piace viaggiare -  un viaggiare poco programmato sia chiaro -  ascoltare, farsi raccontare e scriverne:  "A proposito di viaggi, avevo formulato l'ipotesi di un nuovo genere letterario, che io chiamerei critica geografica o geocritica, e che consisterebbe, per l'appunto, nel trattare un luogo alla stessa maniera coi cui trattiamo sostanzialmente un libro. Cioè come sistema di stimoli che agisce su di noi, e che noi possiamo, nel caso di visita frettolosa recensire, nel caso di un soggiorno più paziente ricostruire con una critica vera e propria". 
La favola pitagorica è un volumetto che da solo può ricalibrare le lancette di una vita troppo spesso vissuta e viaggiata a nostra insaputa. 

Francesca Grispello



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...