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domenica 21 ottobre 2012

Il Maggio di Fabrizio De André e La commedia dei cantautori italiani

Brunetto Salvarani, autore insieme ad altri ospiti dei commenti che arricchiscono questo libro, lo scrive senza mezzi termini: su De André è stato scritto, saccheggiato e serializzato di tutto. Fanno la differenza, tuttavia, saggi e contributi che intervengono per puntualizzare, porre nuovi punti di vista, sollevare interrogativi e contestualmente a suggerire risposte: l'opera deandriana è vasta e stimola indagini, soprattutto un album come Storia di un impiegato, tanto amato ma mai sottoposto ad analisi.

Se ne occupa una "strana" ma azzeccata coppia: Odoardo Semellini, da cultore di cantautori e fumetti, è attento alle storie, agli autori, agli sviluppi; Claudio Sassi, collezionista extraordinarie, ha l'archivio giusto per focalizzare tempi, modi e luoghi. I due si avventurano nel disco "politico" di Faber: aiutati dai contributi di personalità come Mario Capanna e dalle testimonianze di tutti i musicisti coinvolti (da Nicola Piovani al fonico Sergio Marcotulli), fanno "sistema" e presentano la temperie culturale nella quale nacque il disco e la vicenda umana dell'autore, allungandosi anche ai tributi postumi all'Impiegato. Anarchia, sguardi individuali e collettivi, l'onda lunga del 68 italiano, il sogno di uno schedato, l'attualità di un disco. Tanti spunti in un testo valido, versatile e scorrevole, che chiarisce molte zone d'ombra sul Faber del 1973.

http://www.aereostella.it


Che Faber sia in paradiso ne siamo certi tutti. Che appaia nell'ultimo canto - il XXXIII - della Divina Commedia, con San Bernardo che prega la Vergine, in pochi se l'aspettavano. Punta all'originalità La commedia dei cantautori italiani, il nuovo libro di Guido Michelone. Il saggista torinese stupisce e cattura per la novità del progetto: non un testo "scientifico" sui cantautori ma un viaggio immaginario vissuto dal suo alter ego Lazslo Kovacs, novello Dante, tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, abitati - ma guarda un po'... - da 99 cantautori italiani.
Un modo originale e fantasioso di raccontare mezzo secolo di canzone italiana, partendo dall'Inferno dove soffrono coloro che vissero senza "opere di fama degne" (e stupisce la presenza di Baglioni, Vasco, Baccini, ma non di Max Pezzali...), attraversando l'incertezza e la "medietas" del Purgatorio (da Battiato a Branduardi passando per Ivan Graziani) fino alla paradisiaca perfezione con le grandi figure "senatoriali" della nostra canzone. L'approccio non è così sconclusionato come potrebbe sembrare: che rilevanza ha avuto la canzone d'autore nella storia del costume italiano? Evidentemente elevata, proprio come l'influenza di tanti cantautori e le numerose domande che il pubblico ha posto agli stessi nel corso degli anni. Tutto ciò entra nelle assegnazioni di luoghi e gironi dell'aldilà: Michelone ci ragiona con stralunata ironia, poetando con fare sornione e ironico, e pazienza se tra figure minori come Carlotta e Debora Petrina non troviamo un Sergio Caputo o un Mario Castelnuovo. Gustoso.

http://www.effequ.it

D.Z.

sabato 15 settembre 2012

Mario Bonanno: 'Rosso è il colore dell'amore. Intorno alle canzoni di Pierangelo Bertoli' (Stampa alternativa)

Che tipo tosto era Pierangelo. Angelo anzi, entriamo subito in confidenza, come amava fare lui. Poche balle, idee ferme e decise, sigaretta, chitarra e dritto al cuore, senza fronzoli. Pensare ad Angelo riporta immediatamente a un'altra Italia, "Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi", quella che cantò vent'anni fa, Italia d'oro a Sanremo, straordinario e ancora oggi toccante j'accuse. Un'Italia in cui la canzone, anche (soprattutto?) quella ideologica, barricadera e militante, aveva un senso e una direzione, a differenza del marasma indifferenziato di oggi.

Con i suoi 17 libri, Mario Bonanno è tra i principali testimoni e divulgatori di "quelle" canzoni, di quell'Italia e di quei piccoli grandi eroi come Pierangelo Bertoli. Solo Bonanno poteva raccontarne vita e opere, per diversi motivi. Egli è saggista lontano dalle conventicole e dai siparietti di Facebook, concentrato sullo studio e su percorsi realmente "alternativi" (dall'analisi degli anni '80 nella nostra canzone alla riscoperta di Stefano Rosso). Proprio il suo essere defilato, "provinciale" in senso buono (sarà per la sua residenza isolana), gli ha consentito di costruire solidi rapporti di fiducia.

Proprio grazie a questi Bonanno ha concepito e sviluppato Rosso è il colore dell'amore come un racconto corale, un affresco di ricordi, aneddoti e valutazioni provenienti da coloro che sono stati vicini al cantautore di Sassuolo. Da Caterina Caselli, che ha avuto il grande merito di scoprirlo e sostenerlo, al figlio Alberto, dallo storico sparring partner Marco Dieci a nomi come Curreri, Manfredi, Cavallo e Tanica. Intorno alle canzoni di Angelo, a classici come A muso duro, Eppure soffia e Spunta la luna dal monte, è allegato anche un DVD risalente al tour di Italia d'oro. Angelo sarebbe scomparso esattamente dieci anni dopo.

http://www.stampalternativa.it

D.Z.

lunedì 5 marzo 2012

Oltre - Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni

Filippo Maria Caggiani

Lulu.com 2010


Cinque anni di silenzio, ore di registrazione in diversi studi, fior di musicisti e special guest, una mole di canzoni, un’avveniristica concezione grafica. Quando, nel novembre del 1990, Claudio Baglioni ruppe il lustro di pausa che lo divideva dal grande successo di La vita è adesso, nessuno era disposto a credere che fosse davvero lui. Il cantante della “maglietta fina” e dei “passerotti”, ma anche quello del “gancio in mezzo al cielo” di Strada facendo o del “vecchio albergo della terra” di La vita è adesso era cambiato. Profondamente.

Oltre era il manifesto più emblematico di un’evoluzione, ma anche di un’inquietudine, di un’ansia di rottura con un passato ingombrante, quello di cantore dei “buoni sentimenti”. Bastarono poche cose a farlo capire definitivamente, a chiarire che indietro non si poteva tornare. Il rock acuminato di Dagli il via, lo scioglilingua di Io lui e la cana femmina, le donne “strambe”, “fiamminghe” etc. di Le donne sono, il 5/4 sghembo di Qui Dio non c’è, il “sudai di sud / di vento diventai” di La piana dei cavalli bradi. Più che segnali di diversità, un vero e proprio tuffo nel rinnovamento. Non a caso Oltre era un concept album, con protagonista un avventuroso alter ego: Cucaio.

Filippo Maria Caggiani, giornalista valido e preparato, non ha certo scelto una strada facile, volendosi avventurare nel racconto del making of di Oltre e delle sue peculiarità. Tutt’altro, egli ha voluto ridurre al minimo il facile amarcord di interviste a protagonisti e musicisti, concentrando la sua attenzione sui brani, sulla loro struttura e sul rapporto - mai così simbiotico e funzionale - con il testo. Pur lasciando il dovuto spazio a Pasquale Minieri, “sparring partner” baglioniano insieme a Celso Valli, in un’approfondita intervista che finalmente fa luce su alcuni elementi del lavoro di preparazione, Caggiani si è soffermato sui singoli venti brani che compongono il doppio album.

Lo schema di riferimento, utile sia per l’autore che per la comprensione del lettore, è quello già messo in campo da Gianfranco Salvatore: scomponendo i pezzi nei loro elementi costitutivi e presentandoli con un grafico comprensibile, Caggiani ci accompagna nei meandri di un disco complesso, mosso da una profonda pulsione interiore ma non per questo oscuro e incomprensibile. Anzi, l’autore ci fornisce una buona chiave di lettura, che è proprio in quel magico amalgama che da sempre, anche nei dischi giovanili più convenzionali, Baglioni ha sempre sviluppato: il matrimonio tra parole e musica. Un testo estremamente avvincente, che avrebbe meritato il sostegno di un editore.




Donato Zoppo




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